Di un posto a caso. Ma proprio a caso, eh…
Mindrelic – Manhattan in motion from Mindrelic on Vimeo.
NYC – Mindrelic Timelapse from Mindrelic on Vimeo.
Di un posto a caso. Ma proprio a caso, eh…
Mindrelic – Manhattan in motion from Mindrelic on Vimeo.
NYC – Mindrelic Timelapse from Mindrelic on Vimeo.
Questa mattina:
“Buon giorno!”
“Buuuuon… giooonooo…”
“Che ora era ieri sera, passata mezza notte?”
“E si. Quant’è che sei al computer?”
“Sto prendendo la malattia del papà…”
“O te fa come to nono, lu’ diseva che dormiva ala svelta e finiva prima.”
“Ah beh allora!”
Questa frase mi ha colpito nel discorso di presentazione del concerto di Marin Tingvall. Alle spalle della presentatrice il palco, le quinte verdi ed un movimento di luci ed ombre che scorrono sullo sfondo grazie all’installazione di un artista visivo.
Ed in effetti l’introduzione è ha detto bene. In particolar modo per i brani più calmi suonati dal ragazzone danese. Non si distanziano molto da brani di musica classina.
È entrato in scena, ha suonato un brano e poi si è presentato alla platea. Ha detto di essere alla sua prima esperienza in Italia e di essere agli inizi della propria esperienza da solista. È -era?- il leader del Tingvall Trio. Trio di cui ha raccontato un aneddoto. Continue reading
Questa sera jazz. La prima serata di un programma dedicato ai pianisti jazz.
Chris Jarrett ha suonato dei bei brani, alcuni li cercherò nei negozi. Quasi tra ogni coppia di brani ha sospesi l’esecuzione per introdurre con poche parole il brano successivo.
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Un motto latino che ho conosciuto grazie ad un’amica che ho incontrato ad un corso.
Lei lo usa come messaggio di stato in un client di instant messaging. Io lo scrivo qui, chissà che scrivendolo non rimanga a mente:
.
Sono inciampato su questa immagine… non ricordo. Saltando da un link all’altro. Anzi no, l’ho vista in un post sulla pagina Facebook di una conoscente scozzese.
Sullo sfondo, un po’ sfuocato c’è un ponte, che potrebbe essere quello di Brooklyn ed uno skyline che potrebbe essere Manhattan.
In primo piano c’è la scultura di una donna, nella posizione yoga del loto con delle fenditure sulla propria pelle dalle quali emerge la luce interiore.
Qui di seguito la foto, tratta dal sito internet dell’autrice, Paige Bradley.
I ponder
if we are more defined by the
container we are in, rather than
what we are inside. Would we
recognize ourselves if we could
expand beyond our bodies?
Would we still be able to exist
if we were authentically
‘un-contained’?
— Paige Bradley
Questa mattina ho letto un articolo su una nuova batteria, possibile sulla base di ricerche svolte alla UCLA, di un nuovo supercondensatore da utilizzare come alimentatore per dispositivi elettrici.
Ah! …si carica in un flash ed è pure disposable e concima l’orto.
Qui il filmato di presentazione:
Non ricordo come sono arrivato a questo video, she wolf.
A parte la traccia audio Continue reading