Oggi stavo rientrando da Bologna e lungo la A14 abbiamo chiacchierato delle rispettive sensazioni che stavamo vivendo a seguito dei fatti accaduti nella mattinata appena conclusa.
Cose che accadono e sembra che si incastrino bene, l’una con l’altra, di loro buona volontà. Sembra alle volte ci siano dei percorsi tracciati; l’automazione industriale istruisce i carrelli con tracce sui piani dei locali.
Noi siamo automi bilogici? Non credo, anche se alcune volte viene il dubbio.
Keep it going! diceva Wendell Roberson, allenatore dei Fighters Pordenone. Ma non si riferiva ai segni nei capannoni.
E poi lo Zio Steve legge il testo della pubblicità “Think different”. Letta da lui e non da Richard Dreyfuss ha tutto un altro suono.
Guardo dall’alto la scritta Lancenigo. Guardo dal finestrino del piano rialzato le persone in attesa al binario. Li vedo dietro le immagini di un pensiero sullo Zio Steve.
Apple I ai tempi dei server IBM. Macintosh quando c’erano i PC XT e gli AT. L’accento su iBook e Powerbook quando l’attenzione era ancora sui desktop. iPad prima del Galaxy prima.
Di là dell’oceano, all’incrocio tra un’Avenue ed una Street. Quinta e trentaquattresima? Lexington e quarantatreesima? Anche.
iPhoto è nascosto da diverse altre finestre e quando lo porto in primo piano l’occhio si posa su una foto scattata da Marianna, la compagna di viaggio con cui ho condiviso i giorni a New York.
Riguardo la foto e sembra ancora più attuale adesso rispetto al momento in cui è stata scattata.
Sembra una fotocomposizione ma è tutto merito della fotografa che ha colto il riflesso.
L’altra sera sono riuscito a vedere Captain America. Si: “riuscito”, nonostante i nani che per l’occasione hanno modificato le rampe d’uscita della rotonda di Pradamano facendomi finire a Pavia di Udine. ‘cccidenti ai nani!
Vabbé. Nani a parte un film che ho visto con piacere stando alla sinistra dell’amica con cui ho condiviso la serata. Molte scene mi sono sembrate citazioni.
Che non è solo il numero 1, sede del quartier generale di Mamma Apple, ma anche il numero tre. Tre come i brani musicali che ho in testa e che ascolto sempre volentieri con il tastino pigiato su iTunes.
Ci sono arrivato da Twitter ed i video mi sono stati simpatici al primo colpo. Non so se riguardandoli mi staranno altrettanto simpatici, forse domani lo scoprirò.
Fa uno strano effetto vedere il Prof. Michio Kaku che ragiona sulla creazione di uno altro sistema solare stando in mezzo a Time Square.
Lì dietro c’è una sala con gli sportelli della Bank of America dai quali ho prelevato prima d’andare in un pub sulla 48ma strada.
Nello street-view di Google maps manca solo il pannello a led sul quale compariva la simpatica signorina che interagisce con le immagini lì proiettate dalle telecamere che riprendono i passanti in Time Square.